Spettacoli Quirino

 

Il piacere dell'onestà

di Luigi Pirandello

regia LILIANA CAVANI

 

“Il piacere dell’onestà”, scritto del 1917, sarebbe un bel messaggio per la società ipocrita e disonesta di questi tempi. È un testo breve, ma non semplice e dalla trama molto intricata, che tratta di temi di carattere esistenziale, come quelli della differenza tra l’essere e l’apparire o tra la “maschera” e chi si è veramente.

Come già in Pensaci Giacomino e in Ma non è una cosa seria Pirandello usa l’espediente del falso matrimonio su cui si confrontano personaggi costretti a togliersi la maschera dietro la quale hanno ingannato loro stessi e gli altri. Si rivela così il vero volto della varia umanità dei protagonisti. Chi finora era apparso al sommario giudizio degli altri un disonesto a cui affidare un’azione infame si rivela invece una persona rispettabile e chi agli occhi dei buoni borghesi godeva di alta considerazione, un marchese di alto lignaggio, si manifesta per quello che è: un uomo infido e mediocre nelle azioni e nei sentimenti.

Alla faccia vostra

di Pierre Chesnot

con Antonella Piccolo
e con Roberto D’Alessandro   Antonio Rampino
Erika Puddu   Antonio Fulfaro

 

Una commedia esilarante ambientata nella Roma dei giorni nostri.

Intrighi, sotterfugi, equivoci, ipocrisia, per una vicenda incentrata sulla morte del noto scrittore Stefano Crespi attorno al quale si raccolgono familiari e conoscenti. Ben presto, il lutto vira verso una vera e propria “transizione finanziaria”, dove gli interessi personali di ognuno sovrastano senza pietà ogni buon sentimento. Solo la fedele governante, sembra esprimersi in un sincero dolore. La parte più meschina e cinica dell’animo umano viene messa a nudo ma senza scandalizzare lo spettatore che, invece, viene catturato da un vortice di comicità. Tante le situazioni comiche dove una risata cinica e infantile è garantita da un meccanismo ad orologeria, fatto di tempi perfetti, di entrate e uscite a ripetizione e di continui colpi di scena.

Per il pubblico, due ore garantite di divertimento e risate

 

 

La signora delle camelie

con CARLO GRECO
da Alexandre Dumas fils

 

Il romanzo di Dumas Fils, capolavoro della letteratura francese dell’Ottocento, è un viaggio nel profondo dell’animo umano, che restituisce un’immagine del mondo vividamente controversa.

Metterlo in scena, oggi, vuole essere un tentativo di riacquistare, attraverso la fascinazione del palcoscenico, i valori della parola poetica, con l’auspicio che riesca ad imporsi su altri linguaggi che dicono e spiegano, ma non insegnano il senso.

Attraverso l’azione drammatica che avvinghia i personaggi della storia, s’intravede anche l’indissolubile legame economico, che costringe i personaggi a condividere un unico spazio vitale. In questo mondo il denaro trasforma la fedeltà in infedeltà, l’amore in odio, la virtù in vizio, il vizio in virtù, il servo in padrone, l’insensatezza in giudizio e il giudizio in insensatezza.

“Dipingere la gente come la vedo e come la conosco”, scriveva Van Gogh al fratello Theo.

E questo ha a che vedere con il teatro, con il cinema, con la letteratura e con il realismo di Alexandre Dumas che voleva descrivere la realtà che vedeva e conosceva.

 

Memorie di Adriana

 
un’idea di Andrée Ruth Shammah
di Adriana Asti
con Andrea Soffiantini e Andrea Narsi

 

Uno spettacolo… sul punto di cominciare… Davanti alla porta chiusa del camerino di Adriana Asti va in scena invece un altro spettacolo, apparentemente non previsto.

Una figura si affaccia nel buio: “Lei non verrà. Io la conosco.” E sarà lei, questa figura, a raccontare di quell’Adriana che non vuole entrare in scena, che fugge pur restando dov’è, che canta per restare sola. Un’attrice sul palco deve diventare un personaggio per riuscire a parlare di sé: è un inganno, forse una necessità.

Fantasie, pensieri, racconti prendono vita, mescolandosi al teatro. A raccontare non sono soltanto gli episodi di una lunga carriera, le ansie del palcoscenico, gli incontri con i più grandi registi di teatro e di cinema, i travestimenti e le nudità, la leggerezza e la follia.

C’è anche un direttore del teatro che si vergogna della sua coda leonina, c’è un tecnico che vorrebbe non sentirsi una gallina che in realtà è un pollo, c’è un ammiratore che colleziona ricordi. E soprattutto ci sono lei e l’altra. Lei, impigliata nelle tavole del palcoscenico e l’altra in camerino, a guardarsi allo specchio e cercare un nuovo trucco. Sempre a sentirsi fuori posto, per poi scoprire che forse l’unico posto è il teatro, perché totalmente illusorio.

 

Il lago dei cigni ovvero Il canto

BALLETTO DI ROMA
liberamente ispirato al balletto Il lago dei cigni
e all’atto unico di Anton Čechov Il canto del cigno

coreografia e regia FABRIZIO MONTEVERDE

 

Una nuova versione di un classico d’eccezione, su musica di P. I. Čajkovskij, capolavoro del balletto.

Il lago dei cigni è una favola senza lieto fine in cui i due amanti, Siegfried e Odette, pagano con la vita la passione che li lega. Una di quelle “favole d’amore in cui si crede nella giovinezza” avrebbe detto Anton Čechov, scrivendo nell’atto unico Il canto del cigno di un attore ormai vecchio e malato che ripercorre in modo struggente i mille ruoli di una lunga carriera. Con dichiarata derivazione intellettuale dal grande scrittore russo, questo Lago trova ne Il Canto il proprio naturale compimentodrammaturgico e in un percorso struggente di illusioni e memoria porta in scena un gruppo di “anziani” ballerini che, tra le fatiche di una giovinezza svanita e la nevrotica ricerca di finale felice, ripercorrono gli atti di un ulteriore, “inevitabile” Lago.

Un movimento composto di intrecci e spostamenti di peso che ne orientano coerentemente equilibri e curve dinamiche. Il risultato è quello di una gestualità rotonda e morbida che richiama nel corpo l’intenzione del moto per esplodere infine in spigolosità nette e decise.

 

Intrigo e amore

regia MARCO SCIACCALUGA

versione italiana Danilo Macrì

con Roberto Alinghieri   Alice Arcuri   Enrico Campanati
Andrea Nicolini   Orietta Notari   Tommaso Ragno   Simone Toni
Mariangeles Torres   Marco Avogadro   Daniela Duchi   Nicolò Giacalone
 

 

La storia di un legame profondo e impossibile, di una passione indomabile, di intrighi e gelosie, di unioni e duelli, di verità e menzogne, di corruzione e libertà: c’è tutto questo nel dramma di Schiller, il cui nucleo è il conflitto tra il potere tirannico e il diritto alla felicità dell’essere umano, oggettivato nell’incontro-scontro fra due classi, la nobiltà ricca e la piccola borghesia povera. Un assunto tanto attuale e che l’autore affronta a soli 24 anni. 

Siamo nel Settecento, nella Germania preromantica dello Sturm und Drang. Il nobile Ferdinand, figlio del potente ministro Von Walter, s’innamora ricambiato della borghese Luise Millerin, figlia di un umile violoncellista. Il padre del giovane cerca in ogni modo di ostacolare l’unione e di convincere Ferdinand a sposare la favorita del principe, anche per ottenere una promozione. Il sentimento sincero e profondo del figlio però, non lo fa desistere dal desiderio di sposare Luise. ll ministro dunque, escogita un bieco intrigo, messo in atto con la complicità del suo segretario Wurm (in italiano significa “verme”) che condurrà la vicenda verso un epilogo drammatico.