Spettacoli Ghione

recital

con Gianfranco Jannuzzo
di Gianfranco Jannuzzo e Renzino Barbera

Ho sempre cercato di raccontare gli italiani attraverso l’uso dei nostri dialetti, convinto, come sono, che essi abbiano, per la loro naturale immediatezza, spontaneità, ricchezza di sfumature, una forza di comunicazione straordinaria e che rivelino, quasi sempre, il carattere, l’intima indole di chi li adopera: Veneti, Calabresi, Liguri o Campani che siano. Siamo tutti orgogliosi di essere Lombardi o Lucani , c’è sempre in tutti noi tanto sano campanile, ma alla fine siamo semplicemente orgogliosi di essere Italiani.

luomo-dal-fiore-in-bocca

di Luigi Pirandello
con Edoardo Siravo, Patrick Rossi Gastaldi, Stefania Masala, Gabriella Casali
adattamento e regia Patrick Rossi Gastaldi

I tre personaggi che Siravo si presterà a giocarne la tragedia hanno una cosa in comune: la follia che ognuno di loro sceglie ed affronta con percorsi e patologie diverse. All’avvocato, o professore de “La cariola” nasce una “atroce afa della vita” che gli rende insopportabile l’esistenza quotidiana sinora condotta.

Il re ovvero Enrico IV, del quale mai ci viene svelato il nome, quasi a fissarlo nella sua identità fittizia, è vittima, non solo della follia prima vera e poi simulata, ma dell’impossibilità di adeguarsi ad una realtà che non gli piace, essendo ormai stritolato dal ruolo fisso del pazzo. L’uomo dal fiore in bocca, invece, è un condannato a morire, follia della vita, e per questo medita sull’esistenza con urgenza appassionata.

E’ uno come tanti, che vive una vita convenzionale senza porsi il problema della notte. E’ per assurdo il contrario dei due personaggi del Re e dell’ Avvocato. Farà da scena una magica notte stellata che cambierà umore e clima seguendo con amara ironia le ossessioni delle tre maschere pirandelliane

miseria-e-nobilta

di Edoardo Scarpetta
con Francesco Procopio e Antonio Grosso
riscrittura e regia Giuseppe Miale Di Mauro

Fa impressione pensare che un testo scritto 130 anni fa possa ancora parlare al contemporaneo, possa raccontare delle questioni che appartengono al nostro vissuto. Può sembrare una banalità, ma è davvero proprio questa la forza dei classici, testi che attraversano il tempo e restano sempre attuali. Miseria e Nobiltà può tranquillamente essere annoverato tra i grandi classici del teatro italiano senza nessun rischio di smentite.

ebreo

di Gianni Clementi
con Paola Tiziana Cruciani e Paolo Triestino
e con Bruno Conti

regia Paolo Triestino

L’EBREO, ovvero come difendere tragicomicamente ciò che ci appartiene, o pensiamo ci appartenga. Gianni Clementi dirige questa volta la sua fertile penna verso gli anni ’50, quando il Boom era ancora lontano e la guerra ancora vicina. Una coppia non più giovane si ritrova, a seguito delle leggi razziali, a disporre di un patrimonio non loro. L’ebreo del titolo, ovvero il legittimo proprietario, potrebbe tornare da un momento all’altro anche se tutto, Storia o semplice ragione, fanno presumere il contrario. E così… Due attori di lunga militanza “Clementiana”, Paola Tiziana Cruciani e Paolo Triestino (insieme a Bruno Conti), ci racconteranno questa storia davvero inconsueta, esilarante e cattiva, poetica e graffiante e che ci farà riaprire gli occhi su pagine della nostra storia a volte dimenticate.

se-questo-e-un-uomo

dall’opera di Primo Levi
regia Daniele Salvo

La nostra realtà quotidiana è fatta di illusioni, immagini preconfezionate, profonde convinzioni, sogni a buon mercato. Viviamo quotidianamente l’illusione dell’identità. Costruiamo carriere, rincorriamo posizioni sociali, crediamo di “essere” qualcosa o qualcuno, pensiamo di lasciare un segno nella Storia con le nostre azioni, coltiviamo il nostro misero “ego”, discutiamo di politica, di opportunità, ci sentiamo superiori, dispensiamo giudizi, ci agitiamo al caldo delle nostre case e delle nostre famiglie. Ci “intratteniamo” pensando di “ingannare il tempo”.

lidea-di-ucciderti

con Fabio Sartor, Caterina Murino e con Paolo Lorimer con Francesco Maccarinelli, Francesca Annunziata e la partecipazione straordinaria di Paila Pavese
scritto e diretto da Giancarlo Marinelli

Mi sono ispirato a una storia vera. Vera non nella tragedia qui scritta. Ma nei presupposti che avrebbero potuto condurre a quella tragedia. Nella realtà nessuno ha ucciso nessuno. Almeno non fisicamente. E però, fuori da ogni ipocrisia, lo devo ammettere: ascoltando chi me l’ha raccontata, per un attimo, mi è balenato lo spettro. Che è il titolo di questo lavoro. L’idea di uccidere. Sono un uomo “femminista” dalla nascita: adoro le donne; mi sveglio la mattina, per incontrare una donna; scrivo e dirigo pensando sempre alle donne. Non ho mai alzato un dito contro una donna. E mai lo farò. Eppure, immedesimandomi nel protagonista di questa storia, quello spettro è affiorato. Capiterà anche al pubblico che assisterà allo spettacolo. E mi odierà, e si odierà per questo.